Echinacea

ECHINACEA – a foglie strette (Echinacea angustifolia)
I. Parte utilizzata
La radice. Più raramente si utilizza la pianta intera.
II. Principi attivi
- Olio essenziale (1,3–1,5 %), ricco di borneolo, bornil acetato, pentadeca-8-(Z)-en-2-one, germacrene D, cariofillene ed epossido del cariofillene.
- Resina (2 %).
- Polisaccaridi immunostimolanti: PS I (4-O-metil-glucurono-arabino-xilano, M 35 KD), PS II (ramno-arabino-galattano, M 450 KD).
- Chetoni insaturi, ammidi dell'isobutilammina e acidi grassi polinsaturi.
- Acidi fenolici liberi ed esterificati: caffeico, cicorico, caftarico, dicaffeilchinico (cinarina), esteri dell'acido tartarico ed esteri ossigenati dell'acido caffeico: in particolare l'echinacoside (0,3–1,3 %) e il verbascoside.
- Alchilammidi, delle quali nella radice di E. angustifolia se ne conoscono circa 14. Si tratta prevalentemente di isobutilammidi, la maggior parte delle quali presenta un solo doppio legame coniugato al gruppo carbonilico, a differenza della radice di E. purpurea (L.) MOENCH, nella quale possono avere una struttura 2,4-dienica. La maggior parte sono isobutilammidi, isomeri dell'acido dodeca-2E,4E,8Z,10E-/Z-tetraenoico. Ricerche recenti hanno però mostrato che l'echinaceina non è stata rilevata nella radice di E. angustifolia; alcuni autori dubitano che tale struttura possa trovarsi nell'echinacea.
- Composti alifatici a catena lunga.
- Altri componenti: echinolone 6(E)-10-idrossi-4,10-dimetil-4,11-dodecadien-2-one, poliacetileni, tracce di alcaloidi pirrolizidinici (tussilagina e isotussilagina) e flavonoidi.
III. Attività farmacologica
- Attività immunostimolante. In esperimenti sugli animali e anche sull'uomo, i preparati di echinacea somministrati per via orale o parenterale hanno agito sul sistema immunitario determinandone una stimolazione aspecifica, risultato della combinazione degli effetti di diversi componenti, in particolare polisaccaridi, glicoproteine, alchilammidi e acido cicorico.
- Nelle ricerche in vitro su granulociti umani sono stati dimostrati un aumento del 23 % della fagocitosi, un aumento della produzione di interleuchine 1, 6 e 10 (IL-1, IL-6 e IL-10), un aumento della produzione del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) e dell'interferone beta (IFN-β), un innalzamento dei livelli di properdina, la stimolazione della proliferazione dei linfociti e l'inibizione della sintesi di prostaglandine e leucotrieni.
- È stato osservato anche un effetto di inibizione della ialuronidasi nei tessuti e nei batteri, che impedisce la diffusione dei microrganismi, il che si traduce in un'attività antibatterica, antifungina e antivirale.
- Effetto antinfiammatorio. Gli esperimenti in vitro hanno mostrato che le isobutilammidi e i polisaccaridi hanno un effetto antinfiammatorio dovuto all'inibizione della ciclossigenasi e della 5-lipossigenasi.
- Cicatrizzazione delle ferite: favorisce la formazione del tessuto di granulazione che ripara le ferite. Stimola la proliferazione dei fibroblasti, che partecipano alla riparazione dei tessuti e alla formazione delle cicatrici.
- Sono state osservate inoltre attività antivirale, antibatterica e antifungina, oltre a un effetto sulla cicatrizzazione delle ferite e a un effetto antinfiammatorio.
- Vasodilatatore periferico (ammidi).
- Agisce contro i radicali liberi (acidi fenolici).
- Favorisce la secrezione di saliva e di sudore (sialagoga e diaforetica).
IV. Indicazioni
- Prevenzione e trattamento delle infezioni di qualsiasi eziologia, comprese quelle di origine virale: infezioni delle prime vie respiratorie (raffreddori, influenze), infezioni delle basse vie urinarie, infezioni gastrointestinali, otite, tonsillite, faringite, foruncoli, infezioni diffuse ecc.
- Iperplasia prostatica benigna, prostatite acuta e cronica, vescicolite. In questi casi è ammesso il trattamento in associazione con l'estratto di prugno africano (Pygeum).
- Uso esterno: su ferite di difficile cicatrizzazione, ulcere, acne, dermatite e psoriasi.
- Per attenuare gli effetti secondari del trattamento antineoplastico (radioterapia, chemioterapia).
- L'estratto di echinacea si utilizza come afrodisiaco sia per assunzione orale sia per uso esterno, soprattutto negli uomini. L'applicazione in forma di unguento favorisce l'erezione stimolando la risposta nervosa e con una vasodilatazione locale.
V. Precauzioni
- Per la presenza di alcaloidi pirrolizidinici, che possono provocare epatotossicità, si raccomanda un trattamento a cicli (da uno a due mesi di trattamento con un periodo di pausa di pari durata) e di non superare la dose raccomandata.
- Come per altri immunostimolanti, non se ne raccomanda l'uso in caso di malattie autoimmuni o di malattie sistemiche progressive (tubercolosi, leucosi, collagenopatie, sclerosi multipla, AIDS ecc.)
Fonte: Fitoterapia. Vademecum de prescripción. Editorial Masson 4 edición
Con l'uso dell'echinacea sono stati descritti casi di peggioramento di determinate malattie autoimmuni (lupus sistemico, colite ulcerosa, malattia autoimmune renale non identificata), soprattutto in pazienti con riacutizzazioni della patologia o in condizioni di controllo incerto della stessa con immunosoppressori.
Fonte: Paul Bergner. Medical Herbalism
- L'echinacea può potenziare l'effetto dei farmaci antidiabetici orali e dell'insulina e può quindi provocare ipoglicemia nelle persone diabetiche.
- L'echinacea può inibire parzialmente l'effetto immunosoppressivo della ciclosporina e dei corticosteroidi.
- Può aggravare il danno epatico provocato da amiodarone, metotrexato, ketoconazolo e steroidi anabolizzanti.
VI. Effetti indesiderati
Alle dosi terapeutiche raccomandate non sono descritti. Nei soggetti particolarmente sensibili, a dosi elevate o nella somministrazione parenterale possono comparire, sia pure raramente: disturbi digestivi (nausea, vomito, gastralgia, flatulenza, dispepsia, glossite), sensazione di sonnolenza, ipotensione, mal di testa, vertigini, comparsa di eruzioni pruriginose. Molto raramente compaiono edema cutaneo, anafilassi o ipoglicemia.


