Piante officinali

Cardo mariano

Cardo mariano

CARDO MARIANO – Silybum marianum Gaertn

Il cardo mariano è originario dell'Europa meridionale, dell'Asia Minore e dell'Africa settentrionale. Cresce anche nell'Europa centrale. Si è adattato al clima dell'America e del sud dell'Australia. Cresce in terreni profondi, umidi e ricchi di azoto dell'area mediterranea, ai piedi dei muri, ai bordi dei sentieri, nelle zone incolte. Fiorisce a fine primavera e all'inizio dell'estate e si raccoglie in autunno. Nella raccolta si recidono dapprima le infiorescenze e si raccolgono poi i frutti. È noto anche con i nomi di: cardo di Santa Maria, cardo mariano, cardo latteo, cardo maggiore.

I. Parti utilizzate

Il frutto. Talvolta, sia pure molto raramente, le foglie e le radici.

II. Principi attivi

  • Flavonoidi: fra questi spicca il sottogruppo dei cromoni, la cui miscela è detta silimarina (dall'1,5 al 3 %): si tratta di una miscela di diversi derivati flavanonici (flavanolignani) presente esclusivamente nel pericarpo del frutto. I componenti principali di tale miscela sono la silibina (o silibinina), la silicristina e la silidianina. Sono presenti anche derivati della 3-deossisilidianina (detti silimonina) e della silicristina, oltre a isosilicristina, isosilibina e al suo derivato 3-deossisilandrina, al derivato 3-deossisiliermina, neosiliermina A e B, 2,3-deidrosilibina e ai tri-, tetra- e pentameri della silibina (silibinomeri). Contiene anche flavonoidi quali: taxifolina, quercetina, quercetolo, diidrocanferolo, canferolo, apigenina, naringina, naringenina, eriodictiolo, crisoeriolo, 5,7-diidrossicromone e alcol diidroconiferilico.
  • Mucillagini
  • Ammine: tiramina, agmatina e istamina.
  • Lipidi e oli grassi (20-30 %), che contengono un'elevata percentuale di acidi: linoleico (circa 60 %), oleico (circa 30 %) e palmitico (circa 9 %) nei loro trigliceridi; tocoferolo (0,04 %).
  • Fitosteroli (0,6 %), quali: colesterolo, campesterolo, stigmasterolo e sitosterolo.
  • Acidi organici
  • Proteine (20-30 %)
  • Saponosidi
  • Tracce di oli essenziali
  • Vitamine (C, E, K) e minerali (cromo, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco).
  • Principi amari
  • Altro: resina ecc.

III. Attività farmacologica

  1. Uso interno:
  • Protegge il fegato (silimarina). L'efficacia terapeutica della silimarina si basa su più meccanismi d'azione: può favorire la crescita delle cellule epatiche, proteggerle dalla morte cellulare, inibire le tossine e prevenire le infiammazioni.

a.) Modifica la struttura della membrana cellulare esterna degli epatociti in modo da impedire l'ingresso nella cellula delle sostanze epatotossiche. La silimarina mostra un marcato tropismo epatico e agisce da antagonista nei confronti di numerose sostanze epatotossiche. Esistono numerosi esperimenti su animali da laboratorio che dimostrano l'inibizione della perossidazione delle membrane degli epatociti, con riduzione dei livelli elevati di AST, ALT e LDH conseguenti a intossicazione epatica da tioacetammide, lantanidi, tetracloruro di carbonio, galattosammina, alcol, tetracicline e dal virus epatotossico FV3, tipico degli animali a sangue freddo. Analogamente la silimarina e la silibina prevengono l'intossicazione da falloidina e da α-amanitina (principio tossico nell'avvelenamento da fallotossine dell'amanita falloide). Il trattamento profilattico è più efficace di quello terapeutico, quando il danno epatico si è già verificato. L'efficacia è massima se il trattamento viene effettuato 6 ore prima che la tossina (falloidina) inizi ad agire, mentre somministrando la silimarina 30 minuti dopo la tossina l'efficacia è minore. Se la silimarina viene somministrata con un ritardo ancora maggiore, non si ha alcun effetto.

b.) Riduce l'attività delle cellule di Kupffer (riduce la formazione di radicali superossido, ossido nitrico e leucotrieni) e aumenta la produzione di glutatione, riducendone al contempo l'ossidazione. La silimarina aumenta nelle cellule epatiche la quantità di glutatione, che è l'antiossidante intracellulare naturale essenziale per fegato, stomaco e intestino, molto importante per prevenire le mutazioni del DNA e dell'RNA. Sembra che l'attività antiossidante della silimarina sia 10 volte più potente di quella della vitamina E. Aumenta anche la quantità dell'enzima superossido dismutasi. Questo enzima, insieme all'enzima glutatione perossidasi, è fondamentale nella disintossicazione e nella rigenerazione delle cellule epatiche.

c.) Stimola l'attività della RNA polimerasi e dei nucleoli, aumentando così la sintesi proteica ribosomiale nelle cellule epatiche e favorendo in tal modo le capacità rigenerative del parenchima epatico e la produzione di nuove cellule epatiche. La silimarina non stimola la crescita del tessuto epatico maligno. Il tasso di mortalità fra i pazienti con cirrosi che assumono silimarina è notevolmente diminuito, in particolare nei casi di cirrosi alcolica.

Numerosi studi clinici su pazienti adulti con epatite indicano che uno dei componenti specifici della silimarina può essere utile nel controllo dell'epatite virale cronica. Esistono prove scientifiche che dimostrano un miglioramento dei sintomi delle malattie epatiche croniche quali: nausea, debolezza, riduzione dell'appetito, stanchezza e dolori addominali. È inoltre dimostrato che nei pazienti con grave malattia epatica si riduce la mortalità.

  • Antiossidante (flavanolignani, silimarina, silibina). L'attività antiradicalica deriva dall'azione stabilizzante della silimarina sulle membrane biologiche. Numerose sostanze epatotossiche generano radicali liberi nel reticolo endoplasmatico liscio, il che innesca a sua volta la formazione di nuovi radicali liberi che determinano la comparsa di perossidi lipidici a livello delle membrane. A questo livello la silimarina e la silibina agiscono catturando i radicali liberi, a livello della produzione delle specie reattive dell'ossigeno (ROS), e neutralizzandoli, interrompendo così la catena di produzione a cascata dei radicali liberi, in particolare dei lipoperossidi. Inibiscono l'enzima lipossigenasi, che catalizza la reazione di formazione dei grassi polinsaturi ossidati, dannosi per il fegato.

La dimostrata attività antiepatotossica è probabilmente legata anche all'attività antiossidante e di cattura dei radicali liberi caratteristica della silimarina e alla sua azione di “stabilizzazione delle membrane”, effettivamente osservata in cellule di lievito danneggiate con nistatina. Sul piano clinico, in uno studio in doppio cieco è stato dimostrato che la silimarina (3 x 40 mg al giorno) riduce sensibilmente la mortalità nei pazienti con cirrosi epatica alcolica.

La silimarina non è tossica nemmeno a dosi elevate (20,0 g/kg per via orale nel ratto). Nell'uomo, una volta metabolizzata nell'organismo, viene eliminata principalmente con la bile (20-40 % in 24 ore) e per via renale (3-7 %) sotto forma di solfati o glucuronati. Non si verifica accumulo. Concentrazioni di silibina si ritrovano nella bile assumendo dosi terapeutiche, determinate in base all'efficacia del farmaco. Il comportamento farmacocinetico della silibina nell'uomo è quindi coerente con l'efficacia terapeutica.

  • Coleretico e colagogo, ossia stimola la produzione di bile e la sua espulsione dalla cistifellea (flavanolignani: silimarina e silibina, olio essenziale, resina). La silibina ha una dimostrata attività anticolestatica.
  • Aumenta moderatamente la pressione arteriosa e migliora il tono cardiaco (tiramina).
  • Diuretico (flavonoidi).
  • Antinfiammatorio. La silimarina ha un effetto inibitorio sulla sintesi dei leucotrieni mediante l'inibizione della 5-lipossigenasi (5-LOX).
  • Antiallergico (flavanolignani).
  • Riduce i livelli di lipidi e colesterolo (silimarina). Negli studi è emerso che nel ratto la silimarina ha un notevole effetto ipolipemizzante, poiché riduce il contenuto epatico di colesterolo e innalza il livello di colesterolo HDL-C.
  • Antitumorale (silimarina, silibina). La silibina ha mostrato attività antitumorale in studi in vitro su linee cellulari tumorali umane di ovaio e mammella. Ha inoltre mostrato un'azione sinergica con cisplatino e doxorubicina.
  • Aperitivo e digestivo (flavonoidi, principi amari).
  • Emostatico, favorisce la coagulazione del sangue (flavonoidi).
  • Altro: alcuni autori gli attribuiscono la capacità di ridurre lievemente la febbre (antipiretico), una blanda attività ipoglicemizzante (cromo, importante per la regolazione della glicemia), un'attività immunostimolante (aumenta la produzione di cellule T e di interferone) e un'azione venotonica.

2. Uso esterno:

  • Antinfiammatorio. La silimarina ha un effetto inibitorio sulla sintesi dei leucotrieni mediante l'inibizione della 5-lipossigenasi (5-LOX).
  • Antitumorale (silimarina, silibina). La silimarina, somministrata per via topica in studi sui tumori indotti dalle radiazioni UV nel ratto, ha mostrato un effetto protettivo contro la formazione di tumori, oltre a una riduzione della loro incidenza, molteplicità e dimensione.

IV. Indicazioni

  1. Uso interno:
  • Prevenzione e trattamento delle malattie epatiche: insufficienza epatobiliare, epatite acuta e cronica, cirrosi epatica, steatosi epatica (fegato grasso), discinesia della cistifellea e delle vie biliari, malattie degenerative croniche del fegato, necrosi epatica ecc.
  • Protezione del fegato: si prescrivono trattamenti prolungati, di almeno 40 giorni. Una volta che il danno epatico si è verificato, il trattamento profilattico preventivo con silimarina è più efficace di quello terapeutico.
  • Malattie della cistifellea e delle vie biliari: discinesia della cistifellea, calcoli biliari, colelitiasi, colangite, colestasi.
  • Alcolismo.
  • Intossicazione da tossine (amanita falloide), da farmaci (quali paracetamolo, fenitoina e fenotiazine), da alcol e da veleni.
  • Persone che assumono farmaci potenzialmente dannosi per il fegato (farmaci epatotossici).
  • Inappetenza, dispepsia iposecretiva, gonfiore e flatulenza.
  • Emorragie: ematuria, epistassi, metrorragie.
  • Vertigini e vomito in viaggio.
  • Reazioni allergiche quali raffreddore da fieno, orticaria e asma.
  • Altro: influenza, raffreddore, cistite, calcoli renali, oliguria, mal di testa e nevralgie, spossatezza e astenia o stanchezza, diabete ecc.

2. Uso esterno:

  • Eritemi e invecchiamento cutaneo.
  • Emorroidi, vene varicose e ulcere alle gambe.

V. Controindicazioni

  • Ipersensibilità al cardo mariano o ad altre specie della famiglia delle Asteraceae.
  • Ipertensione arteriosa.
  • Trattamento con antidepressivi IMAO (inibitori della monoamino-ossidasi, l'enzima che nell'organismo degrada la struttura di ammine quali adrenalina, noradrenalina e serotonina). Poiché contiene tiramina, può scatenare una crisi ipertensiva nei pazienti in trattamento antidepressivo con IMAO.
  • Gravi malattie renali.
  • Ostruzioni biliari. Il cardo mariano può provocare coliche biliari e aggravare l'ostruzione per il suo effetto coleretico/colagogo.
  • Gravidanza. Il cardo mariano non deve essere utilizzato durante la gravidanza per la mancanza di dati a sostegno della sua sicurezza. Sono stati condotti studi su diverse specie animali impiegando dosi diverse volte superiori a quelle umane, senza rilevare effetti embriotossici o teratogeni; non sono tuttavia state condotte sperimentazioni cliniche sull'uomo, per cui il trattamento con cardo mariano è ammesso solo in assenza di alternative terapeutiche più sicure.
  • Allattamento. Il cardo mariano non deve essere utilizzato durante l'allattamento per la mancanza di dati a sostegno della sua sicurezza. Non è noto se i principi attivi del cardo mariano vengano escreti in quantità rilevanti nel latte materno e se ciò possa influire sul bambino. Si raccomanda di interrompere l'allattamento oppure l'assunzione di cardo mariano.

VI. Avvertenze e interazioni farmacologiche

Avvertenze:

  • Poiché contiene tiramina, può scatenare una crisi ipertensiva nei pazienti in trattamento con antidepressivi inibitori della monoamino-ossidasi (IMAO).
  • Calcoli biliari. Utilizzare il cardo mariano con cautela, poiché per l'effetto coleretico/colagogo può provocare la mobilizzazione dei calcoli biliari.

Interazioni farmacologiche:

  • Butirrofenoni. L'uso concomitante di silimarina e butirrofenoni riduce la perossidazione lipidica.
  • Fenotiazine. L'uso concomitante di silimarina e fenotiazine riduce la perossidazione lipidica. Yohimbina. La silimarina riduce l'effetto della yohimbina. In caso di uso concomitante occorre adeguare le dosi di yohimbina.
  • Contraccettivi orali (estrogeni). La silibinina può inibire l'enzima batterico β-glucuronidasi, che partecipa al metabolismo dei contraccettivi orali, per cui teoricamente può ridurne l'efficacia.
  • Fentolamina. La silimarina riduce gli effetti della fentolamina. In caso di uso concomitante occorre adeguare le dosi di fentolamina.
  • Destrometorfano. La silibinina è un inibitore del citocromo P450, il che può aumentare le concentrazioni plasmatiche del destrometorfano potenziandone così gli effetti terapeutici e collaterali.
  • Nifedipina. La silibinina è un inibitore del citocromo P450, il che può aumentare le concentrazioni plasmatiche della nifedipina potenziandone così gli effetti terapeutici e collaterali.
  • Anticoagulanti orali. La silibinina è un inibitore del citocromo P450 e può quindi innalzare i livelli plasmatici degli anticoagulanti orali, con possibile comparsa di emorragie.

Come riportato in un articolo, la silimarina può aumentare o potenziare l'azione di determinati farmaci:

  • Metadone.
  • Farmaci cardiaci: flecainide, propafenone.
  • Antibiotici: eritromicina, rifampicina.
  • Farmaci anticonvulsivanti: carbamazepina.
  • Antidepressivi: iperico, bupropione, paroxetina, fluoxetina, fluvoxamina, nefazodone, sertralina e venlafaxina.
  • Antistaminici: astemizolo, terfenadina.
  • Antimicotici: itraconazolo, ketoconazolo.
  • Sostanze che stimolano la peristalsi dell'apparato digerente: cisapride.
  • Farmaci con alcaloidi della segale cornuta: ergotamina.
  • Antipsicotici: clozapina, pimozide.
  • Sedativi e ipnotici: zolpidem, triazolam, midazolam, lorazepam.
  • Farmaci ipolipemizzanti (statine): fluvastatina, lovastatina, pravastatina, simvastatina e cerivastatina.
  • Farmaci post-trapianto: ciclosporina, tacrolimus.
  • Farmaci antiparassitari o antimalarici: atovaquone.

VII. Effetti secondari e tossicità

Con l'uso delle dosi terapeutiche raccomandate non sono stati registrati effetti indesiderati di alcun tipo. A dosi elevate, nei trattamenti cronici o in soggetti particolarmente sensibili possono però comparire le seguenti reazioni:

  • Allergie: la pianta fresca può provocare dermatite da contatto.
  • Disturbi digestivi. Raramente compaiono lievi disturbi digestivi come la diarrea.

La silimarina non è tossica nemmeno a quantità elevate (20,0 g/kg per via orale nel ratto).

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