Ashwagandha

I. Parti utilizzate dell'ashwagandha:
Negli estratti standardizzati si utilizza esclusivamente la radice di ashwagandha. L'ashwagandha è conosciuta anche come ginseng indiano.
II. Principi attivi dell'ashwagandha:
- Eterosidi witanolidici: witanosidi I-VII, witaferina A, fisagulina D, coagulina Q. Alcuni witanolidi sono strutturalmente simili ai ginsenosidi del ginseng.
- Alcaloidi: isopelletierina, anaferina, cuscoigrina, anaigrina, somnina, somniferina, witanina, tropina, pseudotropina e anaferina.
- Saponine.
- Contiene inoltre salvigenina, witaperuvina 1, eucommiolo, viscosalattone B, anamidi D ed E e asomidienone.
III. Meccanismo d'azione:
- La radice contiene fitosteroli (witanolidi, witaferina A e sitoindosidi), ai quali sono attribuiti effetti adattogeni e antinfiammatori.
Studi sugli animali indicano che l'ashwagandha può ridurre l'immunosoppressione e la leucopenia indotte dalla ciclofosfamide (un chemioterapico). Sembra inoltre che aumenti il numero di cellule del midollo osseo e dei globuli bianchi negli animali trattati con radiazioni. Gli alcaloidi mostrano un effetto rilassante e antispasmodico su intestino, utero, bronchi, trachea e muscolatura liscia vascolare. I witanolidi e l'estratto di ashwagandha hanno effetti citotossici sulle cellule tumorali e in altri modelli di laboratorio. - Effetti ansiolitici, antidepressivi e anticonvulsivanti: studi sugli animali hanno mostrato che l'ashwagandha può migliorare la trasmissione serotoninergica tramite la modulazione dei recettori postsinaptici della serotonina (5-HT), oltre a effetti ansiolitici/anticonvulsivanti per sensibilizzazione del recettore GABA. Le ricerche sull'uomo indicano che l'ashwagandha aumenta i livelli di serotonina e i livelli mattutini di cortisolo, il che suggerisce che gli effetti antidepressivi e ansiolitici siano collegati all'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (asse HPA).
- Effetti sulla salute riproduttiva: gli studi clinici indicano che l'ashwagandha migliora il numero e la motilità degli spermatozoi negli uomini adulti. Tali effetti sono associati all'aumento dei livelli di testosterone, ormone luteinizzante (LH), ormone follicolo-stimolante (FSH) e prolattina.
- Effetti sulla tiroide: l'ashwagandha stimola la sintesi e/o la secrezione degli ormoni tiroidei. Ricerche cliniche e sugli animali hanno mostrato che migliora la funzione tiroidea, aumentando la concentrazione di triiodotironina (T3) e tiroxina (T4) e riducendo il livello dell'ormone tireostimolante (TSH). Per questo potrebbe risultare utile nell'ipotiroidismo subclinico.
- Le ricerche hanno inoltre mostrato che la radice ha effetti analgesici, antipiretici, antiossidanti, ipotensivi, neuroprotettivi e nootropi – migliora la memoria.
IV. Indicazioni
Gli studi clinici sull'uomo confermano l'efficacia dell'ashwagandha nella riduzione dello stress, dell'ansia, dei sintomi del disturbo d'ansia generalizzato (GAD) e dell'insonnia.
Una metanalisi di sette piccoli studi clinici, condotti su adulti sani, su persone con stress cronico o con condizioni psichiatriche, indica che l'assunzione di 240–1000 mg di ashwagandha al giorno per 8–12 settimane riduce sensibilmente lo stress rispetto al placebo.
Le linee guida cliniche della World Federation of Societies of Biological Psychiatry (WFSBP) e del Canadian Network for Mood and Anxiety Treatments (CANMAT) raccomandano in modo condizionale l'assunzione di estratto di radice di ashwagandha alla dose di 300–600 mg (standardizzato al 5 % di witanolidi) come monoterapia o terapia complementare nei pazienti con disturbo d'ansia generalizzato.
Le ricerche sull'uomo indicano che l'ashwagandha migliora la qualità del sonno, riduce il tempo di addormentamento, prolunga la durata totale del sonno e riduce i periodi di veglia dopo l'addormentamento. Gli effetti sono risultati più marcati nelle persone con insonnia, a dosi di almeno 600 mg al giorno e con una durata del trattamento di almeno 8 settimane.
V. Controindicazioni
- In caso di allergia all'ashwagandha.
- Non è indicata durante la gravidanza e l'allattamento.
- Non è indicata in caso di insufficienza epatica.
- Non è indicata in caso di ipertiroidismo (tiroide iperattiva).
- Non è indicata per i bambini.
VI. Precauzioni
- In caso di malattie autoimmuni.
- In caso di malattie epatiche.
- Nel periodo perioperatorio (prima, durante e dopo l'intervento): l'ashwagandha può provocare un'ulteriore depressione del sistema nervoso centrale in combinazione con l'anestesia e con altri farmaci durante e dopo l'intervento. Si raccomanda ai pazienti di sospenderne l'assunzione almeno due settimane prima di interventi chirurgici programmati.
- In caso di disfunzioni tiroidee: l'ashwagandha può aggravare l'ipertiroidismo aumentando i livelli degli ormoni tiroidei.
VI. Effetti indesiderati
L'uso orale dell'ashwagandha è in generale ben tollerato. Gli effetti indesiderati più frequenti sono: diarrea, disturbi digestivi, nausea e vomito. Alle dosi terapeutiche abituali tali effetti indesiderati sono rari. In rari casi l'uso può provocare dermatite, iperattività tiroidea, calo della libido, danni epatici e sonnolenza.
VII. Interazioni farmacologiche
L'ashwagandha può potenziare l'effetto dei farmaci antidiabetici, antipertensivi e sedativi. Aumenta la tossicità dei farmaci epatotossici. Riduce l'efficacia degli immunosoppressori. Potenzia il trattamento dell'ipotiroidismo.


